Dire che il kite sia uno sport pericoloso è riduttivo e credo che il tema merita una più ampia riflessione!

Essendo uno sport che si svolge in piena natura è normale che esso comporti dei rischi. È dunque necessario agire e praticare in maniera cosciente per limitarli e tenerli sotto controllo, quanto più possibile.

Tuttavia, sono dell’idea che per valutare la rischiosità oggettiva di uno sport o attività, e paragonarli tra loro, è necessario agire in maniera pertinente e ponderata.

Cosa intendo per pertinente e ponderata?
La necessità di analizzare i fattori costitutivi del rischio, e non saltare a conclusioni facili e affrettate, il più delle volte derivanti da un sentito dire.
Credo sia opportuno e benefico pensare con la propria testa, e sarò lieto di ricevere tesi contrastanti benché ragionate.

Ecco la lista degli elementi che ho trovato interessante esaminare:

Che cosa è un pericolo?

Eventualità di subire un danno connessa a circostanze più o meno prevedibili (Treccani).
Attenendomi all’accezione del termine, così come è indicato dal dizionario, ogni nostra attività fisica (che sia cucinare, camminare o praticare uno sport estremo) è più o meno prevedibile, e data la presenza anche del minimo fattore di imprevedibilità è di per sé rischiosa.

Pertanto, essendo di per sé ogni attività rischiosa, quale procedimento utilizziamo per etichettarne alcune come pericolose e altre no?
La risposta risiede nella nostra volontà di ricerca la cosa più semplice possibile, che è spesso fonte di una conclusione non ragionata. Nella pratica, allorché assistiamo ad un avvenimento pericoloso o un incidente, invece di contestualizzarlo, esprimiamo un giudizio globale dell’attività o dello sport in questione, nel suo complesso. Facciamo di tutta un’erba un fascio. Poca la differenza se esso sia virtuale (YouTube) o reale.
Non è un caso se chi giudica, ad esempio, il kite come sport a rischio tende sempre a fare gli stessi esempi, avulsi dal contesto di riferimento.

Ma non è e non deve essere così facile tirare conclusioni.

Paragonare il rischio in maniera pertinente

Il termine pertinente indica la relazione immediata di reciprocità sul piano delle attribuzioni logiche o funzionali.
Quindi mi sento nell’obbligo di sostenere che non sia possibile paragonare una persona che cammina vicino casa con una persona che fa trekking in montagna, una persona che fa nuoto in piscina con una che attraversa lo stretto della Manica o ancora una persona che tira un bordo in kite con 15 nodi costanti con un atleta che fa acrobazie a più di 20 metri d’altezza… credo tu abbia capito dove voglio arrivare.

Ogni attività o azione che intraprendiamo ha delle variabili che devono essere analizzate per definirla pericolosa o meno, o meglio definirne il grado di pericolosità.

Componenti del rischio

  • Prevedibilità

Caratteristica attraverso la quale possiamo prevedere, immaginare ciò che succede.
Nel kite una delle maggiori fonti di imprevedibilità è data dalle condizioni metereologiche. Praticare in un luogo geograficamente instabile (venti forti e rafficati, moti ondosi particolari) o in uno stabile (venti alisei costanti, acqua calma) è ben differente.

L’instabilità delle condizioni influenza quindi la rischiosità. Non è giusto pertanto affermare che il kitesurf sia uno sport pericoloso, ma sarebbe più opportuno dire che fare kitesurf in determinati luoghi o con determinate condizioni è più pericoloso.
Così come correre per strada tra le macchine è più pericoloso di correre sulla pista ciclabile.

  • Vulnerabilità

È la predisposizione ad essere attaccato, offeso.
In tal senso, un principiante sarà, qualunque sia la sua attività, più incline a subire un evento dannoso piuttosto che una persona esperta, a parità di condizioni.

È dunque necessario compensare la vulnerabilità con la facilità.

L’esempio, enfatizzato, di un principiante che si reca su uno spot, decolla da solo e finisce su un albero, non deve essere sintomatico della rischiosità dello sport, bensì della stupidità e superbia del soggetto. È vulnerabile e si sta complicando la vita. Al contrario, se seguisse un corso la probabilità di finire su un albero o infortunato sarebbero assai ridotte.
Conoscere i propri limiti è essenziale.

  • Probabilità e Frequenza

La probabilità è la possibilità che uno o più casi favorevoli o sfavorevoli accadano diviso il numero totale di casi. Mentre la frequenza è il numero dei casi che si ripetono in una data unità di tempo.
Essendo due formule prettamente matematiche, tendono a escludere la soggettività, ossia la presa di rischio dell’individuo.
Ogni dato deve essere pertinente al rischio preso dal soggetto e valutato come tale.

Anche se non abbiamo statistiche valide e pertinenti, mi sento di dire che la probabilità tende a valori minimi allorché ci riferiamo a incidenti relativi ad un pilota esperto che pratica in condizioni metereologiche stabili e prevedibili.

  • Gravità

La gravità è direttamente proporzionale alla conseguenza di un evento dannoso.
Per tale ragione la gravità del danno di un individuo che salta a 30 metri con il kite sarà potenzialmente maggiore rispetto a colui il quale naviga tranquillamente vicino, ma non troppo, alla riva con condizioni metereologiche non rischiose.

Rispettando le regole di sicurezza e non assumendo rischi incontrollati, un kiter non si espone necessariamente a rischi gravi.

Pratica estrema vs Attività ludica

È importante differenziare, all’interno di una stessa categoria, l’attività ludica e la pratica estrema. Così come chi nuota in piscina non è soggetto agli stessi pericoli di chi attraversa a nuoto il canale della Manica, chi a partecipa al Red Bull King of the Air non si esporrà agli stessi rischi di chi naviga tranquillamente in acqua calma, vicino alla riva, con gli alisei.
In ogni attività esiste chi pratica uno sport in maniera controllata e poco rischiosa, e chi, consapevolmente o no, decide di spingersi oltre. Ma spesso le conclusioni si evincono e si semplificano valutando l’attività la più rischiosa, invece di procedere al contrario, minando ingiustamente la reputazione dell’attività nel suo complesso.

Strettamente connesso a questo argomento è la definizione di superbia, ossia l’esagerata stima di sé (già accennata sopra). Troppo spesso mi sento dire che il kite è uno sport pericoloso per il semplice fatto che hanno visto l’ultimo video di YouTube che, stranamente, mostra i peggiori incidenti di incompetenti che agiscono in maniera sconsiderata e boriosa solo per massimizzare i likes e le views. Chiunque si spinge fuori dai propri limiti, uscendo dall’attività ludica, deve essere consapevole che il rischio aumenta considerevolmente, e non deve essere preso come capro espiatorio per condannare lo sport che pratica.

Questa differenza, anche se evidente, è fondamentale e deve essere presa in considerazione.

Quali sono i reali rischi nel kite?

Potrei stare qui per ore ad elencarli se mi comportassi come l’avvocato del diavolo.
Ecco una piccola analisi di alcuni rischi possibili, e rari, dovuti il più delle volte ad errori grossolani e non imputabili al kitesurf come sport bensì alle lacune dell’individuo:
finire su un albero mentre di decolla è frutto di incompetenza nel pilotaggio o mancata analisi della forza del vento, ingrovigliarsi nei propri cavi è spesso dovuto all’esecuzione di una manovra difficile o alla ricerca di condizioni più pericolose (onde), farsi male sulla spiaggia è spesso dovuto alla voglia di esibizionismo o alla necessità per un pro di realizzare uno shooting, partire verso il largo (difficoltà di rientrare) è dovuto ad una eccessiva assunzione del rischio il più delle volte previsibile (vento troppo debole/forte o off shore), etc.

Pe inciso, credo che un’aggravante del rischio è spesso dovuta alla propensione, innata o strumentalizzata, di superare i propri limiti. Questo fenomeno è accentuato da quando i social sono entrati a fare parte integrante delle nostre vite mettendoci in continua competizione e mostrandoci modi di vita “irreali” ma etichettati come “da sogno”. Questo rende difficile accettare le nostre modeste ma normali realtà e ci spinge a voler strafare e imitare chi ha un background differente, senza averne le competenze. Lasciamo che a prendere i rischi siano coloro i quali ne hanno le abilità, altrimenti il rischio aumenta ed in maniera considerevole.

La maggior parte di questi “rischi gravi” sono assai improbabili e tendenti allo 0 se si limitano le aggravanti del rischio.
I rischi reali e correnti restano le contusioni, le slogature ma soprattutto l’imprevedibilità e la disattenzione di chi naviga intorno noi. Anch’essa però limitabile se si è accorti e si prendono le giuste distanze.

Conclusione

Alla luce di quanto scritto dire che fare kite è pericoloso in sé non ha alcun significato ed è riduttivo. L’assunto di partenza per definire la pericolosità deriva dalla riflessione di una determinata azione o attività valutata nelle sue ipotesi/condizioni meno rischiose.
Incrementare oggettivamente il rischio in maniera individuale, agendo sulle variabili sopra citate, non deve in alcun modo interferire con il giudizio dell’azione o attività in quanto tale, bensì sull’aggravamento del rischio del soggetto praticante.

Un rider con esperienza, che pratica con condizione metereologiche stabili, che esegue gesti semplici e basici e si serve di un supporto non tagliente diminuisce il rischio portandolo progressivamente vicino allo 0.
Aumentando ognuna di queste variabili, aumenterà il rischio preso dall’individuo, ma non del kite come sport in sé.

Tuttavia, questa non è un’apologia al kitesurf, che rimane uno sport condizionato da innumerevoli variabili legate all’ambiente circostante e ad un materiale non sempre infallibile.
Gli esempi, a volte estremi, sono per semplificare il concetto e spero non risultino fuorvianti.
L’idea di fondo è che ogni sport, incluso il kite, può essere pericoloso. L’importante è la presa di coscienza della nostra pratica, di valutare al meglio le nostre competenze, conoscere i nostri limiti, analizzare la zona di evoluzione, etc., per limitare al massimo i fattori di rischio.

La natura è la cosa più bella che esiste, ma per legarci ad essa è necessario rispettarla e sottostare alle sue leggi. Questo vale per tutti gli sport in piena natura!

Resta ragionevole, conosci i tuoi limiti per sapere fin dove puoi spingerti e
RIDE SAFE!

Un ringraziamento particolare a tutti i rider sopra citati per la loro disponibilità a condividere le loro foto.
Il rider dell’immagine di copertina di copertina è Baptiste Gillier.

GRAZIE PER AVER LETTO